Amelie Nothomb: quando i libri ti salvano la vita

Sapevo da tempo che sarebbe arrivato prima o poi questo momento…il momento nel quale avrei dovuto scrivere di una scrittrice cha amo e che ha un posto speciale nel mio cuore. Quando sento parlare di “libri che ti cambiano la vita” io penso istintivamente a quello scritto da lei che in un momento particolare della mia vita mi ha aiutato a comprendere alcune cose davvero molto importanti per me.
Diciamo che il suo libro è arrivato nella mia vita proprio quando ne avevo bisogno, ma andiamo con ordine.
Amélie Nothomb è nata in Giappone, da un’antichissima e nobile famiglia belga. Trascorre l’infanzia e la giovinezza viaggiando in vari paesi dell’Asia e dell’America, seguendo i genitori nei loro continui spostamenti. Il suo primo romanzo, uscito il primo settembre del ’92 ha conquistato subito i lettori. Alcuni critici si sono rifiutati di credere che questo romanzo sia stato scritto da una esordiente di 25 anni.
Le sue leggendarie abitudini l’hanno fatta diventare in breve un personaggio riconosciuto e amato come una vera star: si veste regolarmente di nero, con qualche dettaglio di rosso, indossa bizzarri e ingombranti cappelli, non usa la tecnologia e scrive solo a mano, su quaderni che porta sempre con sé. Soprattutto ha un’intelligenza acuta e uno spirito ironico che emergono nelle sue rare interviste.
Ha scritto molti libri brevi editi in Italia in esclusiva dalla casa editrice Voland. Tutte le sue opere sono piene di sottile sarcasmo, anche se a volte, per alcune persone le trame risultano difficili da comprendere o poco scorrevoli. La mia opinione è che sicuramente non sono libri da leggere “sotto l’ombrellone”, ma questo è anche un loro grande pregio. Sono libri da leggere con calma e con attenzione, gustandoli come un cibo delicato e prezioso. Ogni volta che leggo un suo nuovo libro mi rendo conto che riesce sempre ad emozionarmi e farmi riflettere. Alcune sue frasi mi restano in mente per giorni, anche dopo aver terminato la lettura.
E’ impossibile per me scegliere un libro tra i suoi per scriverne la recensione, visto che sono particolarmente legata a tutti quelli che ho letto, quindi ho pensato di raccontarvi il primo suo libro che ho incontrato casualmente anni fa nella mia libreria dell’usato preferita.
“Dizionario dei nomi propri” ha un titolo molto particolare (come molti dei suoi libri) e un’immagine di copertina molto evocativa: una bocca che mangia da un cucchiaio.
Questo libro parla del difficile passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Visto che, come sempre, non ho intenzione di raccontarvi la trama, voglio solo dirvi che la protagonista ha una vita difficile, ma riesce con forza e determinazione a trovare il suo posto nel mondo.
Tutti i suoi libri hanno dei finali sorprendenti: colpiscono, indignano, ma rimangono comunque impressi nel cuore e nella mente del lettore.
Per quanto mi riguarda la protagonista mi ha trasmesso un insegnamento importante: a volte siamo convinti che il nostro destino sia stabilito e che solo realizzando il “progetto” che abbiamo in testa potremmo essere felici. Spesso impieghiamo tutte le nostre forze e perdiamo anche noi stessi in questo percorso…Poi all’improvviso un evento ci obbliga a fermarci e a cambiare strada e noi a fatica e a volte con dolore siamo costretti ad ammettere che la nostra felicità non era lì dove la stavamo cercando. Anzi con il tempo impariamo ad essere grati “all’incidente” che ci ha costretto a inventare una nuova strada da percorrere…
Voi che ne pensate?

         

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