Holly Black: Nel profondo della foresta

“Tu mi hai liberato. E pagherai a caro prezzo la tua gentilezza. Perché lo hai fatto?”

Come sempre anche quest’anno sono partita in vacanza con la mia borsa piena di libri. Poi però il destino, è proprio il caso di dirlo, ha messo sulla mia strada questo libro che è diventato “Il libro della vacanza” e mi ha costretto a rimandare la lettura di tutti gli altri al momento del mio rientro a casa.
Sono andata al bazar del Villaggio per comprare le cuffie per la piscina e su un ripiano accanto ai giornali in vendita c’era una pila di libri con un cartello attaccato “Libri randagi”.
E’ inutile che vi dica ancora una volta quanto io trovo educative ed utili iniziative di questo tipo.
In ogni caso a parte l’attraente e originale copertina (la stessa dell’edizione Americana), conoscevo già Holly Black per la sua collaborazione con Cassandra Clare per la stesura dei racconti degli Shadowhunters, dei quali vi ho già parlato qui:

https://ilvaleggibile.wordpress.com/page/3/

ma non avevo mai avuto l’occasione di leggere qualcosa di suo. Quindi non mi è stato proprio possibile lasciarlo lì. (A dire la verità ne ho preso anche un altro, qualche giorno dopo, ma ve ne parlerò più avanti…)
Questo libro uscito in Italia lo scorso Aprile si può definire senza dubbio una “fiaba dark”. Sono presenti tutti gli elementi delle fiabe, ma anche moltissimi aspetti oscuri, ambigui e pieni di fascino. E’ anche una rivisitazione in chiave moderna dei più classici personaggi del folklore irlandese.
I protagonisti sono due fratelli, Ben e Hazel, che vivono in un luogo in cui le fate, i mostri e le creature magiche convivono con gli esseri umani in un equilibrio precario.
Da piccoli si avventuravano spesso nel profondo della foresta, andando a caccia di mostri immaginari e inventavano storie di cavalieri e mondi fatati da salvare. Ora che sono cresciuti e il pericolo è diventato reale i due adolescenti si ritroveranno a combattere a volte insieme, a volte rivali su fronti opposti con tanti segreti e bugie a dividerli.
Anche se all’inizio ho fatto un po’ di fatica ad immergermi nell’atmosfera del libro, i primi capitoli infatti sono lenti ed introduttivi, devo ammettere che, una volta avviata la parte centrale della vicenda, il libro diventa scorrevole e davvero piacevole da leggere. Ci sono tanti piccoli indizi ed enigmi che ti coinvolgono fino al finale quando finalmente emerge la verità.
Ho apprezzato molto il fatto che la protagonista non sia la “classica ragazza da salvare” in attesa del principe, ma piuttosto è un cavaliere determinato e coraggioso. E’ una ragazza forte che conosce bene il proprio valore, ma che ha costruito tanti muri intorno al suo cuore, per proteggerlo e crede di poter risolvere i propri problemi e quelli dell’intera città contando solo sulle sue forze.
Mi è rimasta la curiosità di sapere come si sarebbe sviluppata la storia dopo la rivelazione finale, ma in ogni caso devo dire che l’incontro con questo libro è stato decisamente fortunato e piacevole. Se amate il genere fantasy vi consiglio assolutamente di leggerlo. A presto!

      

 

 

 

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Amelie Nothomb: quando i libri ti salvano la vita

Sapevo da tempo che sarebbe arrivato prima o poi questo momento…il momento nel quale avrei dovuto scrivere di una scrittrice cha amo e che ha un posto speciale nel mio cuore. Quando sento parlare di “libri che ti cambiano la vita” io penso istintivamente a quello scritto da lei che in un momento particolare della mia vita mi ha aiutato a comprendere alcune cose davvero molto importanti per me.
Diciamo che il suo libro è arrivato nella mia vita proprio quando ne avevo bisogno, ma andiamo con ordine.
Amélie Nothomb è nata in Giappone, da un’antichissima e nobile famiglia belga. Trascorre l’infanzia e la giovinezza viaggiando in vari paesi dell’Asia e dell’America, seguendo i genitori nei loro continui spostamenti. Il suo primo romanzo, uscito il primo settembre del ’92 ha conquistato subito i lettori. Alcuni critici si sono rifiutati di credere che questo romanzo sia stato scritto da una esordiente di 25 anni.
Le sue leggendarie abitudini l’hanno fatta diventare in breve un personaggio riconosciuto e amato come una vera star: si veste regolarmente di nero, con qualche dettaglio di rosso, indossa bizzarri e ingombranti cappelli, non usa la tecnologia e scrive solo a mano, su quaderni che porta sempre con sé. Soprattutto ha un’intelligenza acuta e uno spirito ironico che emergono nelle sue rare interviste.
Ha scritto molti libri brevi editi in Italia in esclusiva dalla casa editrice Voland. Tutte le sue opere sono piene di sottile sarcasmo, anche se a volte, per alcune persone le trame risultano difficili da comprendere o poco scorrevoli. La mia opinione è che sicuramente non sono libri da leggere “sotto l’ombrellone”, ma questo è anche un loro grande pregio. Sono libri da leggere con calma e con attenzione, gustandoli come un cibo delicato e prezioso. Ogni volta che leggo un suo nuovo libro mi rendo conto che riesce sempre ad emozionarmi e farmi riflettere. Alcune sue frasi mi restano in mente per giorni, anche dopo aver terminato la lettura.
E’ impossibile per me scegliere un libro tra i suoi per scriverne la recensione, visto che sono particolarmente legata a tutti quelli che ho letto, quindi ho pensato di raccontarvi il primo suo libro che ho incontrato casualmente anni fa nella mia libreria dell’usato preferita.
“Dizionario dei nomi propri” ha un titolo molto particolare (come molti dei suoi libri) e un’immagine di copertina molto evocativa: una bocca che mangia da un cucchiaio.
Questo libro parla del difficile passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Visto che, come sempre, non ho intenzione di raccontarvi la trama, voglio solo dirvi che la protagonista ha una vita difficile, ma riesce con forza e determinazione a trovare il suo posto nel mondo.
Tutti i suoi libri hanno dei finali sorprendenti: colpiscono, indignano, ma rimangono comunque impressi nel cuore e nella mente del lettore.
Per quanto mi riguarda la protagonista mi ha trasmesso un insegnamento importante: a volte siamo convinti che il nostro destino sia stabilito e che solo realizzando il “progetto” che abbiamo in testa potremmo essere felici. Spesso impieghiamo tutte le nostre forze e perdiamo anche noi stessi in questo percorso…Poi all’improvviso un evento ci obbliga a fermarci e a cambiare strada e noi a fatica e a volte con dolore siamo costretti ad ammettere che la nostra felicità non era lì dove la stavamo cercando. Anzi con il tempo impariamo ad essere grati “all’incidente” che ci ha costretto a inventare una nuova strada da percorrere…
Voi che ne pensate?