Il Diavolo custode

Mi capita abbastanza di frequente di desiderare per parecchio tempo di leggere un libro, poi per vari motivi, lo “inseguo” per mesi, a volte anni, tra le file degli scaffali di librerie e negozi. E’ successo anche per questo libro. Mi sentivo attratta dalla trama e non riuscendo a trovarlo nel momento in cui mi sono decisa a leggerlo, l’ho addirittura ordinato e atteso per quasi quindici giorni. Quindi devo ammettere che ero decisamente ottimista e ben disposta verso il suo contenuto.

Prima di leggerlo ero riuscita a vedere solo alcuni spezzoni del film che ne era stato tratto (con il titolo modificato in “Quasi amici”), anche perché solitamente preferisco leggere il libro prima di vedere il film.

Ho visto il film interamente solo dopo aver finito di leggere il libro.

Il libro racconta una storia vera: Philippe, erede di una nobile e ricca famiglia è un uomo colto, affascinante, sportivo e amante delle cose belle e raffinate, purtroppo a seguito di un incidente con il parapendio resta paralizzato dal collo in giù.

Il suo destino lo aveva già sottoposto ad una prova durissima: la perdita della sua splendida e amatissima moglie, affetta da una rara malattia.

Philippe cerca di restare attaccato alla vita contando sull’aiuto del suo “badante”speciale: Abdel un immigrato algerino appena uscito di galera, che entra nella sua vita con l’energia di un ciclone e diventa immediatamente il suo “diavolo custode”.

Il loro rapporto di amicizia, ma anche di dipendenza reciproca, diventa uno scontro tra due culture e due modi di vivere quasi opposti. Con il tempo si trasforma in un legame solido, pieno di episodi comici e commoventi.

Devo dire che le differenze tra il libro e il film in questo caso sono notevoli.

Nel film, infatti, in primo piano c’è il rapporto tra Philippe e Abdel, dove la figura di quest’ultimo è davvero comica; è un personaggio ribelle e pasticcione che si caccia nei guai di continuo, ma con un cuore d’oro e che si affeziona veramente a Philippe aiutandolo a superare le sue lunghissime giornate da paraplegico. Nel film la storia di Philippe prima dell’incidente è appena accennata ed è comunque trattata in chiave molto leggera, pur essendo un tema non certo facile da raccontare al cinema o in televisione. Proprio per questo, non mi aspettavo che il libro narrasse tutta un’altra storia.

Il libro è un racconto/monologo del protagonista e del lungo viaggio che ha percorso accanto alla moglie malata (nel film se ne accenna appena) e poi, dopo l’incidente, sul suo letto da invalido;il libro parla veramente poco, in verità, del rapporto con Abdel. Non è un brutto libro, ma non è il libro che ci si aspetta conoscendo la trama del film.

Philippe racconta le sue lotte quotidiane per sopravvivere, fisicamente ma ancora di più spiritualmente. E’ un uomo che mostra una forza interiore grandissima.

In alcuni tratti lui stesso dichiara di scrivere sotto l’effetto dei potenti farmaci che è costretto ad assumere ed in effetti la sua scrittura risulta a volte confusa e poco scorrevole. Alcuni personaggi vengono presentati all’improvviso e poi altrettanto improvvisamente spariscono.

Le sue parole a volte sono intrise di dolore ai limiti della sopportazione umana, soprattutto quando parla dell’amore sconfinato per la sua bellissima e sfortunata moglie.

Alla fine mi ha trasmesso un senso di pesantezza e malinconia, mentre il film pur nella sua leggerezza, fa sorridere e riflettere. Non mi sento di consigliarne la lettura.il-diavolo-custode

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