The Help di Kathryn Stockett

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Eccomi con una nuova recensione…“The Help” è un libro molto bello e so bene di non essere la prima a dirlo!Anzi per essere del tutto onesti quando si scrive la recensione di un best-seller è sempre difficile non scadere nella banalità. Il senso sottinteso di questo discorso è “se tante persone hanno comprato e letto questo libro è già implicitamente scontato che sia bello, con una trama interessante, ben scritto”. Però, fedele alle intenzioni con cui ho aperto questo blog, voglio scambiare con voi le mie impressioni personali sui libri che leggo, non quelle oggettive/bibliografiche relative ai libri stessi. Tornando a “The Help” non lo considero una lettura leggera e in alcuni punti neanche particolarmente scorrevole. Ammetto di essere stata anche sul punto di abbandonarlo a metà! L’argomento infatti non è dei più leggeri: nell’estate del 1962 i rigidi confini imposti dalle leggi razziali che dividono nettamente i bianchi dai neri si allentano e alcune persone, più sensibili di altre, si accorgono di questo vento di cambiamento che sta iniziando a soffiare!Bob Dylan testimonia con le sue canzoni la protesta nascente, una giovane intraprendente ragazza bianca decide di cambiare la sua vita e quella delle domestiche di colore che conosce. Ovviamente questo progetto non è privo di rischi…e allora verrebbe da domandarsi: “Perché lo fanno?” Perchè i confini stanno diventando troppo stretti e le soffocano. La frase che amo di più di questo libro la dice la saggia e dolce Aibileen: “Abbiamo fatto una cosa coraggiosa e giusta, e forse lei non vuole rinunciare a tutto quello che succede a una persona quando fa qualcosa di coraggioso e giusto. Anche le cose cattive, nel caso.” Molto interessante l’idea che a provare a cambiare le cose non sono le persone che contano nella società, né i politici, né le donne bianche a capo di associazioni influenti, ma proprio le domestiche di colore, quelle che vengono trattate spesso come oggetti dalle loro padrone bianche. Nel libro c’è anche una grande consapevolezza del costo di un certo tipo di posizioni sociali, non ci si può esporre pensando di piacere a tutti o di non mettersi in gioco in prima persona. Anche Eugenia “Skeeter” Phelan, la ragazza bianca, dovrà affrontare la sua famiglia che per lei ha aspirazioni molto diverse da quelle che lei ha per se stessa, arrivando a scontri e perdite inevitabili, ma anche molto dolorose. Trovo affascinante il confronto tra posizioni completamente diverse, una ragazza bianca lotta per cambiare le condizioni delle donne di colore, ma alcune donne di colore pensano che sia giusto che le cose rimangano esattamente così come sono. Cosa accade nella nostra vita quando mettiamo in discussione le certezze che ci hanno accompagnato per tanti anni? Mi piace moltissimo l’idea educativa proposta da Aibileen, che ha cresciuto decine di bambini bianchi, nella sua semplicità ha un potere enorme. Amareggiata dal modo freddo e distaccato con il quale la sua padrona tratta sua figlia si domanda cosa accadrebbe se alla bambina anziché parole di disprezzo venissero dette parole di apprezzamento e decide di provare lei stessa l’esperimento ripentendo ogni giorno alla bambina: “Tu sei bella, tu sei importante”. Inoltre di nascosto racconta alla piccola delle favole inventate, che l’aiutino a riflettere in modo critico sulla realtà e sul futuro. Il libro (purtroppo) non ci racconta cosa accade alla piccola, ma dentro di me continuo a sognare che sia riuscita a diventare una persona migliore grazie a questi preziosi insegnamenti ricevuti! Un’ultima considerazione personale…il mio spirito guerriero avrebbe amato una vendetta più esemplare verso la “cattiva” del libro (della quale ovviamente non vi svelerò niente!) che invece tutto sommato non paga fino in fondo tutte le sue cattive azioni. Purtroppo credo che anche qui ci sia una lezione da imparare…nella realtà non sempre i cattivi ottengono quello che meriterebbero!

Alessia Gazzola e la sua indimenticabile Alice Allevi

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Alessia Gazzola è una scrittrice trentenne messinese e nella vita è medico legale. Già questa premessa dovrebbe bastare per capire che se ha scelto di raccontare le vicende di un giovane medico legale, Alice Allevi appunto, è perchè conosce molto bene la sua materia.

La protagonista Alice è senza dubbio ironica, maldestra ed emotiva, ma la trattazione relativa alla medicina legale è invece precisa, affidabile e rigorosa. Il suo primo romanzo L’allieva (pubblicato nel 2011) è scritto in modo molto semplice, con suggestioni cinematografiche e ha avuto grande successo.

Pur non avendo, secondo me, le capacità narrative dei grandi nomi americani che scrivono di medicina forense come Patricia Cornwell o Kathy Reichs, Alice Allevi ha tutte le caratteristiche per diventare un’eroina a cui il pubblico si affeziona inevitabilmente. Inoltre bisogna riconoscere all’autrice una leggerezza nel raccontare anche episodi drammatici di cronaca nera che la rendono anche più apprezzabile rispetto alle colleghe americane.

L’autrice ha pubblicato un prequel Sindrome da cuore in sospeso (2012) e poi due sequel Un segreto non è per sempre (2012) e Le ossa della principessa (2014). Tutti con la stessa casa editrice Longanesi.

Lo strano mix di cadaveri ed ironia sembra funzionare alla grande.

Alice risulta a volte molto infantile, di sicuro si perde spesso dietro al suo romanticismo un po’ all’antica, però è davvero innamorata della medicina legale ed è dotata di un particolare intuito e di una caparbietà che la portano a risolvere brillantemente anche i casi più intricati.

Devo ammettere che, dopo aver letto tutti i suoi libri, il suo successo e le critiche positive ricevute sono pienamente giustificati.

Per quanto riguarda le critiche negative secondo me alcuni personaggi risultano un po’ troppo stereotipati per poter essere credibili, molto “carini” dal punto di vista letterario, ma piuttosto falsi, se confrontati con la realtà. Poi, restando strettamente nel tema del thriller, penso che le trame dei libri non propongano “svolte mozzafiato” che lasciano il lettore sorpreso, anzi direi che a volte sono piuttosto prevedibili. A questo proposito però mi piace riportare una considerazione tratta da un’interivsta fatta all’autrice: “Pur non avendo scritto dei capolavori che rivoluzioneranno la storia della letteratura, spero di essere riuscita a far trascorrere dei momenti di svago a diverse persone che ne avevano bisogno. E questo mi sembra un compito più che decoroso”. Oltre a doverle riconoscere una modestia piuttosto rara nell’ambiente dell’editoria, in cui spesso chiunque dopo aver pubblicato mezzo romanzo crede di essere diventato il nuovo Alessandro Manzoni, ci aggiungo anche che è riuscita in pieno a raggiungere il suo scopo, perché i suoi libri sono perfetti per trascorrere il tempo in compagnia di una lettura interessante, divertente e mai banale. Io li consiglio e …voi che ne pensate?