Holly Black: Nel profondo della foresta

“Tu mi hai liberato. E pagherai a caro prezzo la tua gentilezza. Perché lo hai fatto?”

Come sempre anche quest’anno sono partita in vacanza con la mia borsa piena di libri. Poi però il destino, è proprio il caso di dirlo, ha messo sulla mia strada questo libro che è diventato “Il libro della vacanza” e mi ha costretto a rimandare la lettura di tutti gli altri al momento del mio rientro a casa.
Sono andata al bazar del Villaggio per comprare le cuffie per la piscina e su un ripiano accanto ai giornali in vendita c’era una pila di libri con un cartello attaccato “Libri randagi”.
E’ inutile che vi dica ancora una volta quanto io trovo educative ed utili iniziative di questo tipo.
In ogni caso a parte l’attraente e originale copertina (la stessa dell’edizione Americana), conoscevo già Holly Black per la sua collaborazione con Cassandra Clare per la stesura dei racconti degli Shadowhunters, dei quali vi ho già parlato qui:

https://ilvaleggibile.wordpress.com/page/3/

ma non avevo mai avuto l’occasione di leggere qualcosa di suo. Quindi non mi è stato proprio possibile lasciarlo lì. (A dire la verità ne ho preso anche un altro, qualche giorno dopo, ma ve ne parlerò più avanti…)
Questo libro uscito in Italia lo scorso Aprile si può definire senza dubbio una “fiaba dark”. Sono presenti tutti gli elementi delle fiabe, ma anche moltissimi aspetti oscuri, ambigui e pieni di fascino. E’ anche una rivisitazione in chiave moderna dei più classici personaggi del folklore irlandese.
I protagonisti sono due fratelli, Ben e Hazel, che vivono in un luogo in cui le fate, i mostri e le creature magiche convivono con gli esseri umani in un equilibrio precario.
Da piccoli si avventuravano spesso nel profondo della foresta, andando a caccia di mostri immaginari e inventavano storie di cavalieri e mondi fatati da salvare. Ora che sono cresciuti e il pericolo è diventato reale i due adolescenti si ritroveranno a combattere a volte insieme, a volte rivali su fronti opposti con tanti segreti e bugie a dividerli.
Anche se all’inizio ho fatto un po’ di fatica ad immergermi nell’atmosfera del libro, i primi capitoli infatti sono lenti ed introduttivi, devo ammettere che, una volta avviata la parte centrale della vicenda, il libro diventa scorrevole e davvero piacevole da leggere. Ci sono tanti piccoli indizi ed enigmi che ti coinvolgono fino al finale quando finalmente emerge la verità.
Ho apprezzato molto il fatto che la protagonista non sia la “classica ragazza da salvare” in attesa del principe, ma piuttosto è un cavaliere determinato e coraggioso. E’ una ragazza forte che conosce bene il proprio valore, ma che ha costruito tanti muri intorno al suo cuore, per proteggerlo e crede di poter risolvere i propri problemi e quelli dell’intera città contando solo sulle sue forze.
Mi è rimasta la curiosità di sapere come si sarebbe sviluppata la storia dopo la rivelazione finale, ma in ogni caso devo dire che l’incontro con questo libro è stato decisamente fortunato e piacevole. Se amate il genere fantasy vi consiglio assolutamente di leggerlo. A presto!

      

 

 

 

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Amelie Nothomb: quando i libri ti salvano la vita

Sapevo da tempo che sarebbe arrivato prima o poi questo momento…il momento nel quale avrei dovuto scrivere di una scrittrice cha amo e che ha un posto speciale nel mio cuore. Quando sento parlare di “libri che ti cambiano la vita” io penso istintivamente a quello scritto da lei che in un momento particolare della mia vita mi ha aiutato a comprendere alcune cose davvero molto importanti per me.
Diciamo che il suo libro è arrivato nella mia vita proprio quando ne avevo bisogno, ma andiamo con ordine.
Amélie Nothomb è nata in Giappone, da un’antichissima e nobile famiglia belga. Trascorre l’infanzia e la giovinezza viaggiando in vari paesi dell’Asia e dell’America, seguendo i genitori nei loro continui spostamenti. Il suo primo romanzo, uscito il primo settembre del ’92 ha conquistato subito i lettori. Alcuni critici si sono rifiutati di credere che questo romanzo sia stato scritto da una esordiente di 25 anni.
Le sue leggendarie abitudini l’hanno fatta diventare in breve un personaggio riconosciuto e amato come una vera star: si veste regolarmente di nero, con qualche dettaglio di rosso, indossa bizzarri e ingombranti cappelli, non usa la tecnologia e scrive solo a mano, su quaderni che porta sempre con sé. Soprattutto ha un’intelligenza acuta e uno spirito ironico che emergono nelle sue rare interviste.
Ha scritto molti libri brevi editi in Italia in esclusiva dalla casa editrice Voland. Tutte le sue opere sono piene di sottile sarcasmo, anche se a volte, per alcune persone le trame risultano difficili da comprendere o poco scorrevoli. La mia opinione è che sicuramente non sono libri da leggere “sotto l’ombrellone”, ma questo è anche un loro grande pregio. Sono libri da leggere con calma e con attenzione, gustandoli come un cibo delicato e prezioso. Ogni volta che leggo un suo nuovo libro mi rendo conto che riesce sempre ad emozionarmi e farmi riflettere. Alcune sue frasi mi restano in mente per giorni, anche dopo aver terminato la lettura.
E’ impossibile per me scegliere un libro tra i suoi per scriverne la recensione, visto che sono particolarmente legata a tutti quelli che ho letto, quindi ho pensato di raccontarvi il primo suo libro che ho incontrato casualmente anni fa nella mia libreria dell’usato preferita.
“Dizionario dei nomi propri” ha un titolo molto particolare (come molti dei suoi libri) e un’immagine di copertina molto evocativa: una bocca che mangia da un cucchiaio.
Questo libro parla del difficile passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Visto che, come sempre, non ho intenzione di raccontarvi la trama, voglio solo dirvi che la protagonista ha una vita difficile, ma riesce con forza e determinazione a trovare il suo posto nel mondo.
Tutti i suoi libri hanno dei finali sorprendenti: colpiscono, indignano, ma rimangono comunque impressi nel cuore e nella mente del lettore.
Per quanto mi riguarda la protagonista mi ha trasmesso un insegnamento importante: a volte siamo convinti che il nostro destino sia stabilito e che solo realizzando il “progetto” che abbiamo in testa potremmo essere felici. Spesso impieghiamo tutte le nostre forze e perdiamo anche noi stessi in questo percorso…Poi all’improvviso un evento ci obbliga a fermarci e a cambiare strada e noi a fatica e a volte con dolore siamo costretti ad ammettere che la nostra felicità non era lì dove la stavamo cercando. Anzi con il tempo impariamo ad essere grati “all’incidente” che ci ha costretto a inventare una nuova strada da percorrere…
Voi che ne pensate?

         

“Beastly” di Alex Flinn

 

Parto da una semplice dichiarazione: “La Bella e la Bestia” è da sempre la mia fiaba preferita. Da piccola non avrei saputo spiegare bene a parole la motivazione di questa mia scelta, adesso, senza entrare troppo nei dettagli, posso dire con certezza che l’aspetto che mi ha sempre affascinato di questa storia è come l’amore sia l’elemento magico che riesce realmente a cambiare le persone. Conoscendo solo sommariamente la trama di questa storia alcune persone con le quali ho parlato mi hanno detto: “Belle con la sua gentilezza d’animo riesce a vedere oltre l’aspetto orribile della Bestia” in realtà non è così. All’inizio della storia il principe di bell’aspetto viene trasformato dalla fata in Bestia proprio per punirlo del suo brutto carattere che tra l’altro mostra anche con Belle. Quindi dentro la Bestia, almeno fino all’arrivo di Belle non c’era affatto un bel principe dall’animo nobile, ma un mostro.
Riflettendo con maggiore attenzione è evidente che è stato l’amore della protagonista a compiere realmente la magia che alla fine della fiaba ci mostra finalmente l’animo buono “imprigionato” dentro le forme spaventose della Bestia.
Fatta questa premessa è scontato dirvi che quando è uscito questo libro (in Italia nel 2010, ma è stato pubblicato in America nel 2007) ha suscitato subito la mia curiosità. Le dichiarazioni dell’autrice mi hanno fatto ben sperare: “Questa è una rivisitazione in chiave moderna della famosa fiaba, prendendo spunto dalle diverse versioni classiche. Mantenendo i personaggi ho voluto catalizzare l’attenzione sia sulla loro storia d’amore, ma soprattutto sullo stato d’animo dei protagonisti”.
Ho atteso diversi anni prima di riuscire a trovare il momento giusto per leggerlo e quando ci sono riuscita devo dire che sono rimasta abbastanza delusa.
Il protagonista Kyle è ricco, bello e popolare. Come previsto ha un carattere odioso, si prende gioco di tutti e quando conosce a scuola Kendra, una ragazza bruttina ed emarginata, decide di farle un terribile scherzo. Non può sapere che lei è una strega che lo maledirà per la sua crudeltà: improvvisamente il suo viso viene orribilmente deturpato.
Dopo questa terribile esperienza è costretto a vivere nascosto e isolato nella sua villa-prigione, con la unica compagnia della governante e del suo insegnante privato non vedente. Tanto per aggiungere un ultimo dettaglio il protagonista, per una serie di motivi, comincia a coltivare e apprezzare le rose. Ha due anni di tempo per riuscire a spezzare l’incantesimo, trovando una persona di cui innamorarsi, che riesca a ricambiarlo nonostante il suo aspetto ed essere baciato entro la mezzanotte dell’ultimo giorno disponibile.
In circostanze che definirei “inverosimili” conosce Linda…una ragazza che è anche la sua unica possibilità per tornare ad essere come prima.
In tutta la trama non c’è un solo elemento innovativo o diverso dalla versione originale che conoscono tutti i bambini. Leggendo mi sono domandata più volte: a che serve “attualizzare” una fiaba così celebre e così bella senza introdurre nessuna novità?
Ad esempio ci sono milioni di modi in cui un giovane moderno avrebbe potuto “trasformarsi” in una Bestia (un incidente, una droga, ecc…) invece anche questa volta si è introdotto il personaggio con i poteri magici.
Inoltre l’analisi dello “stato d’animo” dei protagonisti sottolineata dall’autrice secondo me nel libro non c’è assolutamente. In quale momento il protagonista comincia a cambiare? Qual è l’episodio che dimostra che non è più il ragazzo prepotente, viziato, materialista di una volta?
Nonostante lo scontatissimo finale “e vissero tutti felici e contenti” a me non è piaciuto e non è un libro che consiglierei, neanche ad un adolescente in crisi…
Se a qualcuno di voi interessa fare un confronto nel 2011 è uscito nelle sale americane “Beastly”, il film tratto da questo libro, prodotto da CBS e annunciato come il successo cinematografico dell’anno per teenagers. Nelle sale italiane è stato distribuito da Sony Pictures Italia. Voi avete letto il libro o visto il film? Fatemi sapere se vi sono piaciuti o no. A presto!

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Il Diavolo custode

Mi capita abbastanza di frequente di desiderare per parecchio tempo di leggere un libro, poi per vari motivi, lo “inseguo” per mesi, a volte anni, tra le file degli scaffali di librerie e negozi. E’ successo anche per questo libro. Mi sentivo attratta dalla trama e non riuscendo a trovarlo nel momento in cui mi sono decisa a leggerlo, l’ho addirittura ordinato e atteso per quasi quindici giorni. Quindi devo ammettere che ero decisamente ottimista e ben disposta verso il suo contenuto.

Prima di leggerlo ero riuscita a vedere solo alcuni spezzoni del film che ne era stato tratto (con il titolo modificato in “Quasi amici”), anche perché solitamente preferisco leggere il libro prima di vedere il film.

Ho visto il film interamente solo dopo aver finito di leggere il libro.

Il libro racconta una storia vera: Philippe, erede di una nobile e ricca famiglia è un uomo colto, affascinante, sportivo e amante delle cose belle e raffinate, purtroppo a seguito di un incidente con il parapendio resta paralizzato dal collo in giù.

Il suo destino lo aveva già sottoposto ad una prova durissima: la perdita della sua splendida e amatissima moglie, affetta da una rara malattia.

Philippe cerca di restare attaccato alla vita contando sull’aiuto del suo “badante”speciale: Abdel un immigrato algerino appena uscito di galera, che entra nella sua vita con l’energia di un ciclone e diventa immediatamente il suo “diavolo custode”.

Il loro rapporto di amicizia, ma anche di dipendenza reciproca, diventa uno scontro tra due culture e due modi di vivere quasi opposti. Con il tempo si trasforma in un legame solido, pieno di episodi comici e commoventi.

Devo dire che le differenze tra il libro e il film in questo caso sono notevoli.

Nel film, infatti, in primo piano c’è il rapporto tra Philippe e Abdel, dove la figura di quest’ultimo è davvero comica; è un personaggio ribelle e pasticcione che si caccia nei guai di continuo, ma con un cuore d’oro e che si affeziona veramente a Philippe aiutandolo a superare le sue lunghissime giornate da paraplegico. Nel film la storia di Philippe prima dell’incidente è appena accennata ed è comunque trattata in chiave molto leggera, pur essendo un tema non certo facile da raccontare al cinema o in televisione. Proprio per questo, non mi aspettavo che il libro narrasse tutta un’altra storia.

Il libro è un racconto/monologo del protagonista e del lungo viaggio che ha percorso accanto alla moglie malata (nel film se ne accenna appena) e poi, dopo l’incidente, sul suo letto da invalido;il libro parla veramente poco, in verità, del rapporto con Abdel. Non è un brutto libro, ma non è il libro che ci si aspetta conoscendo la trama del film.

Philippe racconta le sue lotte quotidiane per sopravvivere, fisicamente ma ancora di più spiritualmente. E’ un uomo che mostra una forza interiore grandissima.

In alcuni tratti lui stesso dichiara di scrivere sotto l’effetto dei potenti farmaci che è costretto ad assumere ed in effetti la sua scrittura risulta a volte confusa e poco scorrevole. Alcuni personaggi vengono presentati all’improvviso e poi altrettanto improvvisamente spariscono.

Le sue parole a volte sono intrise di dolore ai limiti della sopportazione umana, soprattutto quando parla dell’amore sconfinato per la sua bellissima e sfortunata moglie.

Alla fine mi ha trasmesso un senso di pesantezza e malinconia, mentre il film pur nella sua leggerezza, fa sorridere e riflettere. Non mi sento di consigliarne la lettura.il-diavolo-custode

Come vivo ora di Meg Rosoff

come vivo ora copertina“Se non siete mai stati in guerra e vi state chiedendo quanto ci vuole per abituarsi a perdere tutto ciò che pensate di amare o di cui siete convinti di avere bisogno, posso dirvi che la risposta è: Non ci vuole niente.”
Questo libro è un piccolo tesoro, scoperto per caso. L’ho trovato in una libreria di Roma parecchi anni fa. Questa libreria indipendente vende testi di vario genere letterario al 50% rispetto al prezzo di copertina. Come potete facilmente immaginare è uno dei posti in cui cerco di “capitare per caso” quando mi trovo a Roma. Sono rimasta colpita dal titolo e dalla copertina molto particolare di questo libro e ho sentito che dovevo comprarlo e portarlo via con me. Come mi succede spesso, ho capito solo in seguito il perché.
Il libro inizia come una fiaba classica: Daisy, un’adolescente viziata e problematica, che vive a New York con il padre, viene mandata in Inghilterra ospite della fattoria di sua zia Penn e dei suoi affettuosi ed eccentrici cugini. Lontano dalla caotica e super impegnata vita americana Daisy trova nella tranquilla vita di campagna finalmente un suo spazio.
Inaspettatamente esce dal suo isolamento e si innamora di suo cugino Edmond, scoprendo di avere bisogno di qualcosa che non sapeva di desiderare. Fin qui sarebbe stata una storia banale, seppure scritta molto bene. All’improvviso però tutto cambia: scoppia una nuova guerra mondiale e tutto viene sconvolto. L’Inghilterra è invasa da un imprecisato nemico, i ragazzi si trovano da soli a dover affrontare la paura e l’orrore. Daisy verrà separata dai suoi cugini, dovrà fuggire per salvare la sua vita. Dovrà crescere in fretta per trovare il modo di reagire al dolore e riuscire a sopravvivere. Mentre le pagine scorrono non troviamo più traccia della ragazzina capricciosa, ma scopriamo una nuova Daisy affamata di cibo e di amore, ma anche determinata e fiduciosa nelle sue capacità. Personalmente non amo molto i libri che parlano di guerra, ma questo l’ho trovato particolarmente semplice ed intenso, senza mai diventare retorico o scontato. La guerra con il suo carico di perdite e dolore fa capire che le priorità assolute nella vita non sono l’elettricità o l’acqua calda, ma la relazione con le persone che ami. Nel finale che ovviamente non rivelo, si capisce che il vero “bene” da portare in salvo ad ogni costo è proprio l’amore, per il quale si può affrontare qualunque sacrificio e qualsiasi pericolo.
Ho subìto anch’io il fascino di due personaggi indimenticabili: Piper, la cugina piccola, sensibile e dolcissima, capace di “comunicare” con gli animali e ovviamente Edmond che Daisy descrive in questo modo:
“Edmond non era corruttibile. Certe persone sono così e basta, e se non mi credete significa che non ne avete mai incontrata una. E non sapete cosa vi siete persi”

Potevo non provare simpatia per un tipo così simile a me?
In conclusione,se non avete ancora letto questo libro, dal quale so che è stato tratto anche un film, io ve lo consiglio assolutamente.
Alla prossima lettura…

Daria Bignardi e la sua…Acustica Perfetta!

l'acustica perfetta“Pensavo che esistessero solo le cose giuste e quelle sbagliate, invece c’è dell’altro. Il dolore è insensato, come l’amore.”
Come mi capita spesso prima di riuscire a dare un giudizio su un autore cerco di leggere tutti i libri che ha pubblicato, o almeno la maggior parte. Il mio “incontro” con i libri di questa autrice è stato del tutto casuale, come accade per molte cose nella vita. Ovviamente conoscevo già il “personaggio televisivo” per il quale ammetto di non aver mai provato particolare simpatia, senza negare però un apprezzamento sincero per la sua spiccata intelligenza, cultura e capacità dialettica.
I suoi libri invece sono stati per me una scoperta. Mia madre molti anni fa aveva acquistato una copia di “Non vi lascerò orfani”. Io l’ho chiesto in prestito incuriosita dal titolo e dalla trama e l’ho trovato davvero noioso. Non sono riuscita a capire come si potesse trovare interessante il racconto autobiografico di un “albero genealogico familiare” senza particolari elementi di spicco. Però… – è ovvio che a questo punto ci si aspetti un “però” – devo dire che nonostante la trama per niente avvincente sono rimasta molto colpita dalla capacità dell’autrice di raccontare e descrivere gli stati d’animo delle persone. Leggendo tutti gli altri suoi romanzi in effetti emerge la sua bravura nel descrivere e comprendere le prospettive diverse vissute dai protagonisti.
Tra tutti quelli che ho letto “L’acustica perfetta” è il mio preferito, soprattutto perché ti resta dentro e ti porta a farti tante domande. In questo libro c’è il coraggio di analizzare a fondo una situazione dolorosa, capirla e cercare di guardare oltre. La trama non è particolarmente originale visto che ci parla di una crisi di coppia, che come tante altre esplode all’improvviso, ma ha radici molto lontane nel tempo.
La fuga inspiegabile di lei sconvolge la serena routine di una famiglia apparentemente felice. Lui resta completamente spiazzato da questa decisione, crede sia uno scherzo di cattivo gusto, anche perché è davvero convinto di essere stato un buon marito e di non aver mai fatto mancare niente a sua moglie. Il lettore, insieme al protagonista, si metterà alla ricerca della moglie e in questo viaggio fisico, ma soprattutto mentale, dovrà fare i conti con la verità e scoprirà quali sono stati i reali problemi che hanno portato alla frattura inevitabile. Lui scaverà nel suo passato, parlerà con chi ha conosciuto davvero sua moglie, con le persone che hanno realmente condiviso le sue difficoltà.
Tra i due ci sono stati problemi d’incomunicabilità, ci sono stati segreti … ci sono stati infiniti momenti in cui sono mancate le parole, le spiegazioni, ma anche la presenza e il contatto.

Inutile aggiungere che lui, cercando lei, troverà anche se stesso.
“Ho capito in quel momento cosa mi salva, per cosa vivo, cosa è davvero importante per me. A dire il vero l’ho sempre saputo, ma non immaginavo quanto. Ho sentito il dolore e l’ho messo in quello che amo. Ho sempre creduto che tutto dipenda da noi, quello che proviamo, quello che ci succede. Ho sempre pensato che si potesse deciderlo, di stare bene o male, di essere contenti o scontenti, felici o infelici, di non farsi scalfire dal male. Ma non siamo tutti uguali”.
Questo libro mi ha lasciato una sensazione di profonda malinconia, ma anche la determinazione ad impegnarsi per far durare i rapporti che contano davvero, a non lasciarli finire nella stanchezza, nella rabbia o nel silenzio, per poi pentirsene tutta la vita.
E voi … conoscete già questo libro? Che ne pensate? Se non lo avete ancora letto ve lo consiglio assolutamente!

Andrea Vitali…e le mie gite a Bellano

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Ho letto tutti i libri di questo autore e devo dire che li trovo particolarmente divertenti, interessanti leggeri, senza mai essere banali. Quando esce un suo nuovo libro non riesco a resistere molto senza comprarlo!

Per chi non conoscesse la sua produzione, peraltro molto vasta, cercherò di riassumerne le caratteristiche più evidenti. Tutti i suoi libri hanno la particolarità di essere ambientati nello stesso luogo, più precisamente a Bellano, un paesino in provincia di Lecco, affacciato sul lago di Como. I fatti narrati variano per collocazione temporale (prima guerra mondiale, dopoguerra, seconda guerra mondiale..ecc) ma si svolgono tutti nello stesso paese senza nessuna eccezione. Qualcuno potrebbe osservare che questa scelta narrativa potrebbe rivelarsi limitante per lo scrittore, invece conoscendo i suoi libri scopriamo che ci si ritrovano tutte le categorie e tutti i personaggi che popolano il mondo intero. Incontriamo i buoni e i cattivi, i ricchi e i poveri, ma anche gli sciocchi, i furbi (o coloro che si credono tali…). Anche i personaggi femminili spaziano dalla bella senza cervello, alla bella scaltra, dalla bruttina acida alla bruttina intelligente e via dicendo all’infinito. Inoltre Vitali riesce a trattare con la sua originale ironia anche argomenti più delicati come la morte, l’orientamento sessuale e la religione.

I suoi personaggi-chiave (intorno ai quali poi crea storie sempre nuove) sono i classici punti di riferimento di ogni piccola comunità: i Carabinieri, il medico, il sacerdote e a seguire la levatrice, il fornaio, il sacrestano, il farmacista…

Un’altra caratteristica originale dei suoi libri sono i nomi scelti per i personaggi, tutti volutamente particolari…devo ammettere che questa sua predilezione per i nomi non convenzionali la condivido in pieno!

Mentre i dialoghi sono generalmente molto brevi, spesso fatti da battute anche di poche parole, ma pieni di folgorante ironia, le descrizioni dei luoghi sono lunghe, dettagliate e molto poetiche.

Mi è venuta anche una sana curiosità di andare a visitare dal vivo questo paese, che ormai mi sembra di conoscere già abbastanza bene. Infatti in questi libri anche i luoghi hanno un’ anima che contribuisce allo snodo della vicenda narrata. Il Lago, primo fra tutti, che ha un odore, un colore, ma anche un umore ben riconoscibile e poi il vento, gli alberi, la piazza, i palazzi storici, la Chiesa e il Caffè. La sensazione prevalente che provo leggendo uno di questi libri è proprio quella di fare una gita rilassante in un posto che mi dà pace e rasserena. Mi sembra di tornare in un luogo sospeso nel tempo, che ormai appartiene un po’ anche a me, ho l’occasione di ritrovare vecchi amici di cui ormai conosco il carattere, ma anche i pregi e i difetti e dei quali sono curiosa di conoscere le novità. Prima di concludere questo post vorrei lasciarvi un paio di informazioni, la prima è che tutti i suoi libri possono essere considerati “commedie” raccontano vicende leggere, sempre con uno sfondo di ironia. Nella sua produzione esiste però anche un giallo “Dopo lunga e penosa malattia”(2008) , esperimento unico nel suo genere, che l’autore non ha più voluto ripetere, devo ammettere che anche a me non è piaciuto. Ho trovato la trama ed il finale un po’ scontati e purtroppo non c’era il ritmo e la tensione che trovo negli altri libri.

La seconda è il mio consiglio per chi volesse iniziare a leggere qualcuno dei suoi racconti, io partirei da “Pianoforte Vendesi” (2009) breve, ma intenso, in pieno stile Vitali, rende benissimo l’idea delle capacità uniche dell’autore. Che ne dite vi è venuta voglia di conoscerlo? Oppure lo conoscete già?